Conviviale con Dettori

Altro che bamboccioni!

Quando passi una serata ascoltando Gianluca Dettori ne esci pieno di entusiasmo. Gianluca sa che fra i giovani che guarda c’è la leadership di domani e sa che grazie a loro [noi, diciamolo] si potranno risolvere molti problemi lasciati in eredità dalle generazioni passate.

Gianluca nasce come un economista, prendendo una laurea che, afferma, “nessuno voleva più una volta finita l’università”. Decide così di andare a fare il venditore per Olivetti, raggiungendo il massimo ruolo operativo per un venditore nonostante lui si faccia passare come uno qualunque della rete, perché dice: “un venditore è sempre ben accetto, Olivetti era all’epoca la società più figa del mondo ed era in Italia”.

È strano sentire un simile linguaggio in ambiente Rotary e anche lui ha un attimo di perplessità, tanto da scusarsi accenando un sorriso.

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Gianluca Dettori

È un fiume in piena, Gianluca, e ci racconta di come le sue passioni lo abbiamo traghettato da Olivetti a studiare quello che era il mercato che stava crescendo intorno a lui, nel mondo. Alcuni suoi colleghi “non troppo scaltri” lasciavano un posto sicuro per andare negli Stati Uniti e lo chiamavano dopo pochi mesi con una IPO in mano. In Italia mancava l’humus ideale per fare sedimentare i propri sogni.

Ci racconta di come una passione che avesse fin da piccolo, quella delle batteria, fosse sempre rimasta viva in lui. Ecco quindi che a forza di guardarsi intorno e studiare l’ambiente che mutava, scorge l’arrivo dell’Mp3.

Nel 1999 crea Vitaminic, in contrapposizione con il colosso della pirateria Napster.

Dettori aveva visto molto lontano rispetto a ciò che all’epoca gli utenti cercavano. Gianluca vedeva una connessione con il mondo per la condivisione di una passione, qualcosa che semplificava il raggiungimento di un obiettivo:

fare sentire la propria band a quante più persone possibili e in modo totalmente legale!

Vitaminic non nacque da solo, bensì grazie all’incontro con il visionario Elserino Piol, all’epoca AD di Olivetti e colui il quale si può dire abbia dato vita alle Venture Capital in Italia.

Una volta raggiunta la totale autonomia di Vitaminic, decise tuttavia di uscire dalla società e fare entrare una multinazionale all’interno del board. Dettori non amava più l’ambiente che si era creato in Vitaminic e aveva anche altri sogni nel cassetto. Uno di questi era essere un surfer 24/7. Partì così per tre anni alla ricerca dell’onda perfetta, per decidere cosa fare da grande.

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Find your perfect wave here

Una volta rientrato dall’esperienza sul mare, Gianluca ha pian piano cercato di capire cosa volesse fare. Era sicuro di aprire una start-up, di quelle che dieci anni fa ancora assolutamente non se ne parlava, ma doveva decidere se stare da una parte o dall’altra della barricata. Dettori ha compreso immediatamente ciò che più lo legava al mondo del business, fondando una venture-capital che potesse aiutare i nuovi imprenditori a raggiungere il successo, così come Elserino aveva fatto con lui.

“Il primo anno Dpixel ha ricevuto 78 business plan da analizzare. Oggi ne riceviamo, mediamente, fra i 3 e i 4 mila”.

Dettori ci racconta che “non c’è mai stata una società italiana così educata come quella di oggi. È quindi il momento giusto per investire da parte dei venture capitalist o dei business angels. Ma è il momento giusto che anche i nostri giovani investano sulle loro idee e le loro capacità, perché la società non necessariamente ti offre il lavoro giusto“.

“È un momento perfetto per fare il mio mestiere”.

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La sala con più di 100 persone

Dettori ci racconta che di quei 3/4 mila sogni, solo 200 sono davvero concretizzabili e 100 di queste falliranno nel giro di poco tempo. Nonostante ciò, nell’arco di 10 anni – questo è l’arco temporale di un fondo di investimento – 2 o 3 di loro riusciranno a diventare così grandi e importanti da coprire tutti gli sforzi economici fatti e conquistare grosse fette di mercato.

Dietro ognuna di queste c’è un solido Team, composto da persone che riescono a coprire le lacune l’una dell’altra. Sono start-up tipicamente giovani, tra i 20 e i 35 anni, aziende piccole ma che vogliono cambiare il mondo.

Per questo motivo il discorso dei bamboccioni secondo Dettori è inaccettabile.

“I miei e nostri figli cambieranno la società! Hanno del talento! Tanti ce ne sono in US di imprenditori, tanti ce ne sono in Italia. Perché Zuckerberg in fondo ha due gambe e due braccia come i nostri figli. La differenza sta nella capacità di accoglierli!

Dettori chiude la serata consigliando un libro che potete trovare facilmente su Amazon ad un prezzo veramente ridicolo, meno di una pizza: The Rainforest.

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The Rainforest

Ornella Pesenti

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3 pensieri su “Altro che bamboccioni!

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